Cosa si sente dire nei bar in questi giorni a proposito del presunto sexy gate di Berlusconi? «Beato lui! Se avessi i suoi soldi farei la stessa cosa».
Continua “alla grande” il fenomeno di identificazione degli uomini con la “u” minuscola e delle procaci ed ambiziose ragazzine educate nelle vendite promozionali degli ipermercati, negli ambulatori dei chirurghi plastici e nelle ambite selezioni del “Grande Fratello”.
Fa un po’ sorridere chi si scandalizza di questa routine di mercificazione delle donne, molto simile a quanto succede, coram populo, ogni giorno nelle case chiuse e nelle strade aperte delle nostre città. Di cosa ci meravigliamo?
Nel mercato globale tutto è merce, tutto si acquista, si vende e si butta in discarica quando non serve più: operai, donne, cani Husky, vestiti, macchine, alimenti….
È perduta, perciò, la crociata dei perbenisti di facciata contro Berlusconi.
La vera battaglia è quella di rimettere in piedi una opposizione credibile, di sinistra, ad un sistema capitalista di potere.
Il target, infatti, di queste storie boccaccesche sono i maschi, quegli utilizzatori finali che compongono uno scenario di milioni di clienti da bordello. Se scandalo c’è, secondo l’opinione di questi uomini, tutti perbene, deriva dal fatto che “lui” avrebbe dovuto essere più riservato: che diamine, troppi dettagli in pubblico! Che non si chiami reato un semplice peccato di lussuria, assolvibile con 10 Ave Marie e una settimana di digiuno!
Parlare delle prodezze del vecchio Berlusconi, solo e stanco, che paga le sue fresche compagne di una notte, desta commossa commiserazione, la stessa che i suoi maschi imitatori di provincia suscitano nelle femmine “consapevolmente libere”, per le quali un rapporto sessuale è una relazione, vera, tra pari, senza finte performance di piacere a pagamento.
L’onanismo viene comunemente scambiato per virilità nello stato più maschilista di questo secolo, dove tutta questa propaganda mediatica serve per distogliere l’attenzione del popolo dai reali problemi di sopravvivenza.
Per noi Ruby e le sue sosia “petto in fuori, anch’esse donne perbene come gli uomini di cui sopra, possono andare tutte le volte che desiderano a casa di premier, ministri e direttori generali per allietarli in cambio di regali e promesse di sistemazione. Vendere la propria dignità non è mai stato un reato.
Gravi sono, invece, gli errori politici che tutti stiamo commettendo sognando demiurghi e novelli uomini della provvidenza che ci dovrebbero salvare dal baratro.
È ora che i sudditi di Berlusconi, che appartengono ad un grande partito trasversale, incomincino a conquistarsi lo status di cittadini.
Toccherà alle donne, ancora una volta come in passato, far capire la distinzione tra servi e padroni, tra schiave e sultano e, come fu anche per il voto universale, spiegare la differenza tra FASCISMO E DEMOCRAZIA.
Antonietta D’Introno e Anna Maria Tarantino
Consigliere comunali di Trinitapoli







