Sono bastati solo 8 mesi per cancellare, invece, quello che il centrosinistra aveva faticosamente conquistato, soltanto 240 giorni per far rinascere le vestigia di un passato veramente remoto che profuma di “ventennio”.
“E qui comando io e questa è casa mia”, sono i versi di una canzone popolare oltre che il leitmotiv di questa amministrazione.
I consiglieri di opposizione non hanno un luogo dove riunirsi, scrivere, studiare e preparare i consigli comunali. Non possono fare nei locali del comune conferenze stampa, né tantomeno farsele organizzare dal responsabile dell’ufficio stampa. In agosto, caso unico in Italia, i consiglieri di opposizione (dopo il rifiuto del sindaco) hanno dovuto incontrare i giornalisti sulla scalinata della chiesa di S. Giuseppe. Il bilancio preventivo del 2011 e quello consuntivo del 2010 sono stati votati senza la benché minima consultazione pubblica che rendesse meno buia “la Casa di Vetro” tanto pubblicizzata. I consigli comunali vengono convocati nelle ore più impensate: di mattina, di pomeriggio alle 15 o alle 16. I comunicati stampa sono tutti elaborati con l’unica direttiva di far scomparire le donne e gli uomini delle minoranze che non si devono “permettere” né di convocare i consigli comunali e né di presentare mozioni. Ogni loro azione, prevista da leggi e regolamenti, viene stigmatizzata con una litania: strumentale, demagogica, populista. La critica è vietata. Affermare che, ad esempio, il bando dei voucher va corretto perché si escludono proprio le persone che hanno più bisogno di lavorare, è un’offesa di lesa maestà. Il sovrano non può sbagliare.
“Le donne fanno lo stage, le donne sono troppo impegnate”sono state le frasi più ripetute e commentate dalla stampa dopo che il sindaco le aveva escluse dalla giunta. C’è voluto il ricorso al T.A.R. per costringerlo a rispettare la Costituzione Italiana, lo statuto comunale e le direttive europee e per imporgli di nominare una donna assessore, ancora insufficiente, in verità, a riequilibrare la effettiva parità in giunta.
“Il nostro paese ha riconquistato sicurezza e tranquillità”, una città ormai ripulita dai rifiuti e dalla delinquenza. Si continua ad affermarlo nelle interviste nonostante la gente la sera si chiuda in casa tra sbarre di ferro ai portoni, allarmi e telecamere.
“Il nostro obiettivo è quello di creare lavoro e sviluppo”. Si è assistito ad uno degli esempi più violenti di spoils system. Per la prima volta nella storia amministrativa del paese è stato licenziato “in tronco” l’attacchino comunista per lasciare “in tronco” il posto ad un attacchino di fiducia del sindaco. Gli stessi criteri di “merito”, si fa per dire, ci sono stati per le assunzioni dello staff del sindaco, dove la tessera di partito è stato il titolo accademico maggiormente valutato. Miope è anche lo sguardo al futuro di una giunta che ritiene i “voucher” degli strumenti efficaci per dare sollievo alle nuove povertà: buoni lavoro programmati per i soli residenti a Trinitapoli da 5 anni (escludendo emigrati che ritornano ed immigrati) e per un totale di soli 10.000 euro. Ma questo è vietato dirlo, pena il linciaggio mediatico. È un’offesa di lesa maestà.
I consiglieri di opposizione stanno lavorando per dare una mano a trovare risorse. Lungi da loro l’idea di “strumentalizzare la situazione”. Affermare pubblicamente che i consiglieri di opposizione non debbano presentare le mozioni, come quella sui costi della politica, è un atto di presunzione che non ha pari. L’argomento doveva andare prima in commissione, si risponde. E chi ha impedito al presidente di convocarla?
Qualche suggerimento delle minoranze potrebbe ledere l’autorevolezza del sindaco? O è solo timore che il popolo possa svegliarsi dal sogno dell’età dell’oro?
Antonietta D’Introno







