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Prima di venire qui ho sentito il dovere e il bisogno di rileggere un po’ delle testimonianze e delle memorie dei mille fatti della strage di Marzabotto. Ci sembra di vedere svanire la fede nell’uomo, che si è mostrato improvvisamente senza umanità, e la fede in Dio, che ha volto altrove lo sguardo. E don Dossetti ha visto quel Dio crocifisso, agonizzante, in quella bimba di otto anni, Anna Maria, la quale “non colpita da arma da guerra è rimasta per tre giorni in agonia, aggrappata al collo della madre morta finché il babbo l’ha trovata così, uccisa dalla fame e dal dolore”.

Il mantra del momento è “come e quando ripartire”. Forse sarebbe il caso di porsi un tema preliminare: “Per andare dove”? Ritorno alla normalità? Suggerisce Ángel Luis Lara: “La normalità è il problema”. Osserva Marco Revelli: non è vero che “niente sarà più come prima”. E aggiunge: “Niente DOVRÀ ESSERE più come prima”.

Dopo queste belle elezioni in cui si conferma l’inarrestabile ascesa ideale della destra, cosa dire di uno dei più stretti collaboratori di Ratzinger che apre al dialogo con la Lega di Matteo Salvini? Cosa dire a un principe della Chiesa, maestro della dottrina, che in buona fede pensa che non tutto sia da buttare e ci sia del buono anche nel cuore di Salvini, Le Pen, Orban o chiunque altro? Chi sono io per giudicarlo? Non sarà forse più esperto lui? Non è forse la Chiesa maestra di umanità?

Firmato l'ordine di esecuzione della pena. L'ex governatore della Lombardia è entrato in carcere a Bollate: rischiava oltre 7 anni di carcere per corruzione, pena abbassata a 5 anni e 10 mesi.

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La Corte di Cassazione ha condannato giovedì sera l'ex governatore lombardo Roberto Formigoni a 5 anni e 10 mesi di carcere per la vicenda Maugeri. In appello Formigoni era stato condannato a 7 anni e 6 mesi di carcere. Dopo che è stato trasmesso il dispositivo della sentenza della Cassazione, il sostituto pg Antonio Lamanna, titolare del fascicolo, ha firmato l'ordine di esecuzione della pena.

Asgi, Cil e Rete Disarmo rivelano i contenuti dell'accordo stipulato nel 2016 dal Governo Gentiloni. Addestramento per il controllo delle migrazioni, ma anche «acquisizione di prodotti per la difesa»
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L’accordo militare segreto Italia-Niger – promosso dal governo Gentiloni nel 2017 e avallato dal governo Conte – è generico, poco trasparente e pieno di vulnus giuridici e democratici. Soprattutto, equipara di fatto un paese sub-sahariano ai partner Nato, vanificando i possibili paletti della legge 185 su future esportazioni di armi italiane.

regionalismo

Che le Regioni fossero troppo costose per il bilancio della Repubblica italiana che nasceva, era già chiaro, in Assemblea costituente, a Francesco Saverio Nitti, più che ancora meridionalista, tra i massimi studiosi ed esperti nell’Europa di scienza delle finanze. E quindi un rischio per il bilancio dello Stato, e per il welfare che il nascente Stao unitario si apprestava a varare a presidio dei più deboli, ceti e territori. Ed erano contro  Benedetto Croce e Concetto Marchesi, Pietro Nenni e Palmiro Togliatti, Luigi Preti e Fausto Gullo, tutti uniti nell’opposizione all’ordinamento regionale.

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