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elezioni comunal
Le elezioni del 20 e 21 settembre hanno registrato una netta affermazione della destra. I numeri non ammettono repliche. Nello stesso giorno si è votato per il referendum costituzionale, per la riduzione del numero dei parlamentari, per il rinnovo del consiglio regionale e del consiglio comunale i cui risultati sono le facce della stessa medaglia.

Nel referendum costituzionale i voti a favore del SI sono stati 6.430 pari al 79,88% e quelli per il NO sono stati 1.620 pari al 20,12%. Si tratta del risultato peggiore per i sostenitori del NO nell’ambito della provincia BAT, della regione Puglia e dell’Italia. A livello nazionale i voti per il NO in tutte le regioni meridionali sono stati inferiori a quelli per il NO in tutte le regioni del centro Nord.

Alle regionali, Raffaele Fitto sostenuto dal centrodestra ha ottenuto 4.440 voti pari al i 62,91% dei votanti (F.d.I il 48,51%, Forza Italia l’11,81 %, Lega 5, 04%). Michele Emiliano sostenuto dal PD, da Articolo Uno e da numerose liste civiche ha ottenuto 2.640 voti pari al 28% dei votanti.

Nelle elezioni amministrative la lista Rinascita Trinitapolese 3.0, sostenuta solo da Fratelli d’Italia ha conquistato 4.398 pari al 53,84%. Libera Trinitapoli, sostenuta dal Movimento dei Cavalli, dal PD provinciale, da pezzi della diaspora M5S, da Forza Italia e dalla Lega ha ottenuto 3.771 voti pari al 46,16%. Schede nulle 126, schede bianche 176. Affluenza alle urne 8.507 su 11.339 elettori pari al 75%, inferiore rispetto al 78% delle precedenti amministrative del 5 giugno 2016.

Per comprendere meglio la misura della sconfitta della lista Libera Trinitapoli va tenuto presente che nelle precedenti amministrative del 2016 le liste che si opponevano a Francesco di Feo, candidato sindaco del centro destra unito, avevano registrato un bacino di 5.605 elettori pari al 63,71% (Movimento dei cavalli 2.768 voti pari al 31,46%, Trinitapoli nel Cuore 1.800 voti con il 20,78% e M5S 1.009 voti pari all’11,47) mentre il candidato di Feo aveva ottenuto 3.194 voti pari al 36,30%. Va anche tenuto presente che se il centro destra si fosse presentato unito con FI e con la Lega avrebbe conquistato anche alle amministrative la stessa ricca percentuale ottenuta alle regionali (63,81%) mentre la lista Libera Trinitapoli, anziché 3.771 voti sarebbe precipitata sotto la soglia dei 3.000 voti.

Analisi voto

Una sconfitta prevedibile Se si fossero tenuti presenti già solo i risultati delle precedenti competizioni elettorali. Alle elezioni politiche del 5 marzo 2018, il centro destra unito ottenne 2.700 voti (37 %), il centro sinistra 800 voti (11,02%) e il Movimento 5 Stelle 3.291 pari al 45,80%. Alle elezioni europee del 2019: il centro destra superò il 57% dei voti e la Lega si rivelò il primo partito con 1.193 voti pari al 26,44%. il PD ottenne 589 voti pari al 13%. Velocemente declinante il Movimento 5 Stelle con voti 1.146 pari al 25,28% al punto che alle recenti amministrative non ha neanche presentato la lista.

Aggiungasi che negli ultimi 4 anni il Sindaco di Feo, in vista di futuri appuntamenti elettorali, era stato in perenne campagna elettorale strumentalizzando tutto quanto fosse strumentalizzabile. Aveva trasformato il municipio nella sede di un personale comitato elettorale, trasformato la fascia tricolore in un accessorio dell’abbigliamento e ogni angolo del paese in un portaritratti. Nella epidemia di Covid-19 seppe cogliere l’occasione propizia per esibirsi in eccellenti performance e goffi travestimenti. Spodestati i vertici amministrativi del Comune, diventò di volta in volta portavoce di sé stesso, capo della protezione civile, comandante supremo della polizia municipale, dirigente dell’ufficio tecnico e della logistica stradale, esperto immunologo, distributore di migliaia di uova pasquali, dispensatore di buffetti sulle guance dei piccini e di pacche sulle spalle degli adulti alternando sorrisi amichevoli a burberi ammonimenti. Infine, a mo’ di moderno stregone, seppe dare l’impressione ad un popolo terrorizzato che grazie alle sue logorroiche comparsate il Covid non penetrava a casa nostra. I risultati elettorali dimostrano che i suoi sforzi non sono stati del tutto vani.

ANALISI DEL VOTO
La mutazione genetica della sinistra.
Questi i dati da cui deve partire una approfondita riflessione per comprendere come è potuto accadere che alle ultime elezioni amministrative era assente una lista di centro sinistra mentre si sono scontrate una lista sostenuta da Fratelli d’Italia e un’altra frutto della improvvisata e sconcertante alleanza tra la Lega per Salvini, Forza Italia, Movimento dei Cavalli e pezzi del PD.
Bisogna avere la responsabilità personale di riconoscere che ciò è accaduto non solo a causa di dinamiche politiche nazionali ma anche di molteplici e ricorrenti errori dei dirigenti della sedicente sinistra locale. Da tempo la destra sta conquistando la egemonia culturale nella società italiana e Trinitapoli non poteva sfuggirgli.
Tanto è accaduto perché la sinistra a poco a poco ha smesso di essere tale avviando una mutazione genetica e rinunciando all’analisi marxista della società per sposare logiche, linguaggi e pratiche politiche neoliberiste. Dalla economia governata dalla politica si è giunti alla politica dominata dall’economia. Si sono assunte nuove parole d’ordine come “privato è bello” e “meno stato e più mercato” che ben sintetizzano il loro credo e facilmente sono penetrate nel senso comune.
Si è illusa di domare gli effetti della globalizzazione e il capitalismo rampante sposandone gli interessi e piegando ad essi la vita di milioni di lavoratori. Da troppi anni la sinistra si sottopone ad umilianti esami per essere accolta nel salotto buono del capitalismo italiano. Quando le persone sentono sistematicamente trascurate le loro istanze, quando pensano di non avere alcuna influenza sulle decisioni che riguardano la loro vita, allora si rompe la coesione sociale, aumenta la sfiducia nella politica e cresce il terreno di cultura del populismo e delle forze estremiste. Da qui i successi elettorali del M5S e della Lega in Italia e a Trinitapoli. Al circolo di Trinitapoli non sfuggiva la crescita dell’onda populista, razzista e reazionaria che velocemente si espandeva tra i cittadini. L’insediamento di ben due circoli della Lega, con immediato arruolamento di tre consiglieri comunali, non suscitò particolare allarme tra i democratici. Altrettanto accadde per il trasferimento del sindaco di Feo dall’UDC al partito di Berlusconi e ben presto a quello di Fratelli d’Italia nonostante che egli per ingraziarsi i nuovi capi non esitasse, con il tipico zelo dei neofiti, a picconare anche in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile le fondamenta della Repubblica svilendo il contributo degli antifascisti e della Resistenza alla caduta del fascismo e alla nascita del nuovo Stato Repubblicano. Questo lucido disegno, purtroppo, non è stato contrastato per la diffusa attenuazione della condivisione dei valori democratici e per la esiguità delle forze di contrasto in campo.

Il Movimento dei cavalli
Completamente assente in questa lotta, il cosiddetto Movimento dei Cavalli, un aggregato di persone con un orizzonte personalistico e localistico slegato da forze politiche nazionali, asserragliate nel recinto in cui si erano recluse, del tutto indifferenti a quanto si agiti al di fuori della staccionata. Definito come aggregato di sinistra solo in omaggio alle lontane esperienze politiche ormai abbandonate da decenni del nucleo fondativo. Un coacervo di ex PDS, ex DS, ex Margherita, ex PD, ex SEL, ex Italia dei Valori, ex Rifondazione Comunista ed ex M5S, tenuti insieme dal comune denominatore di fuoriusciti con tutti i problemi che tale condizione determina anche a livello psicologico e comportamentale. Un aggregato di persone che si sveglia da lunghi periodi di letargo solo in occasione delle elezioni amministrative ed essendo questo il loro misero orizzonte non si poteva e né si può esigere da costoro un impegno diverso. Insomma un recinto in cui una intera generazione di giovani ansiosi di protagonismo politico è rimasto recluso, soffocato nelle loro legittime aspirazioni. Un recinto però che ha consentito ai proprietari di partecipare per decenni a molteplici rodei.

La società civile
Nessun fermento neppure nella cosiddetta società civile affollata di personaggi dediti a costruire il nulla ma a discettare tanto. Tranquilli fra le mura domestiche dispensano consigli, offrono raffinate strategie a coloro che, da un anno all’altro, lottano, si oppongono, si espongono, litigano, sbagliano, si accapigliano e talvolta ci azzeccano. Da questi personaggi non è mai pervenuto un contributo di qualunque natura al dibattito politico e alla resistenza contro le politiche delle destre. Interrogati preferiscono stare lontani dalla politica.

Il Partito Democratico
Già coinvolto da una crisi identitaria a livello nazionale, è stato squassato e paralizzato dalla fuga di un intero gruppo dirigente illuso dal miraggio di un imminente e facile conquista del potere locale.

L’ASTENSIONE MILITANTE PER UN NUOVO INIZIO
Articolo Uno
Frutto di una scissione che ha ulteriormente disperso e diviso il popolo di sinistra e pur indebolito dalla perdita della rappresentanza consiliare per il repentino passaggio della consigliera Tarantino nelle file del PD, ha comunque resistito. In completa solitudine ha continuato ad opporsi all’antiparlamentarismo dei grillini, ai populismi e agli attacchi della destra allo Stato Sociale e alle condizioni di vita dei lavoratori. In tale deserto non si poteva fare di più. Una manifestazione di resistenza è stata la non partecipazione alla lista Libera Trinitapoli e la decisione di praticare una “astensione militante per un nuovo inizio”. Non ne siamo pentiti.

La lista Libera Trinitapoli
La formazione della lista Libera Trinitapoli è la rivelazione di un grave arretramento culturale e politico della sedicente sinistra trinitapolese, una manifestazione di profondo trasformismo sino ad ora conosciuto solo nell’ambito della destra locale. Nasce da uno spregiudicato abbandono della distinzione tra destra e sinistra e dalla condivisione repentina dello slogan qualunquista “uno vale l’altro”. Proprio nel momento in cui, a Trinitapoli e in Italia, forte è la domanda di cambiamento di uomini, programmi e strategie per una società più giusta fondata sulla eguaglianza e sulla giustizia sociale, gli artefici della lista hanno preferito rifugiarsi in superbe declamazioni di una presuntuosa superiorità morale nei confronti della lista avversaria a cui nel frattempo, con disinvolta contraddizione, sottraevano alleati.
Un magniloquente moralismo per nascondere vuoto programmatico, carenza di ideali e autentico conservatorismo. Rivendichiamo la nostra scelta perché gli elettori sono stati privati della possibilità di scegliere tra due effettive e riconoscibili alternative.
Obbligare gli elettori a partecipare a questa falsa democrazia e a scegliere tra due false soluzioni è stata una mistificazione. Avevamo il dovere di svelare al popolo il vicolo cieco in cui era stato posto. La sconfitta della lista Libera Trinitapoli ci dice che la maggioranza del popolo non si è lasciata ingannare e che ripudia la vecchia politica fatta di personalismi, inganni e trasformismi. Ne prendano atto gli artefici di questo disastro.

CON CHI RICOMINCIARE?
In primo luogo con i 1.620 elettori che con il loro NO al referendum in una situazione difficile e contro un senso comune di disprezzo per il Parlamento si sono schierati a difesa della democrazia parlamentare così come disegnata nella Costituzione italiana.
Con tutti coloro che credono nella fratellanza dei popoli e nella pace, per il disarmo e contro la guerra.
Con coloro che vogliono salvare il pianeta e l’ambiente dall’avidità distruttiva del moderno capitalismo finanziario. Con coloro che vogliono rifondare una Europa solidale e democratica senza muri.
Con coloro che riconoscono il ruolo fondamentale delle donne per la crescita della società. Con coloro che vogliono ridare dignità al lavoro e reddito a chi non ne ha. Ricostruire insomma una visione complessiva del mondo che guidi ed esalti una sinistra rinnovata al servizio della democrazia. Nonostante gli errori e le sconfitte nella nostra città sono ancora presenti e numerosi i democratici. Riacquistino l’orgoglio dei propri ideali, li esprimano, li difendano, li esaltino, imparino a dire dei NO ed abbiano il coraggio di sfidare il senso comune. Si trasformi la disfatta in occasione di pulizia del campo della sinistra dalle scorie di vecchie divisioni e personalismi. Si allunghi lo sguardo ad orizzonti più vasti di piazza municipio.
Se niente viene conquistato in maniera definitiva nulla è perduto per sempre!

 

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