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Un breve commento ad un sedicente “articolo” letto su un giornale (istituzionale o privato?), e qualche considerazione sul degrado della politica locale

giuseppemarzucco
Ricordate la storia di Agnese Moro, di quando parlò del perché suo padre indossasse la giacca anche in spiaggia? La figlia dell’on. Moro dichiarò: “Quando andavamo in spiaggia papà indossava sempre la giacca e quando gli chiedevo una spiegazione lui mi rispondeva che essendo un rappresentante del popolo italiano doveva essere sempre dignitoso e presentabile.”.

Ho ripensato a questa frase quando, in un caldo pomeriggio di luglio, mi sono ritrovato a leggere un “articolo” (lo virgoletto, non potendo trovare definizioni alternative che non risultino irrispettose del lettore), pubblicato da un giornale locale, che si preoccupava di presentare alla cittadinanza gli esponenti dell’opposizione. L’autore dello scritto (che non si firma, probabilmente per pudore) si cimenta in un excursus delle figure che hanno avuto la sfortuna di essere all’opposizione di un sindaco che ha considerato, negli anni, la città come un suo personale feudo su cui lasciare non solo la propria impronta ma anche la propria effigie qui e lì (sigh!). Chi ha scritto cotanto “articolo” per “il Trinitapolese” ha deciso di riferirsi all’opposizione come a d “un’accozzaglia”, carica di odio e assetata di potere e, non contento, si è profuso in una serie di considerazioni personali sugli avversari politici con un tono aggressivo non commentabile. Sempre lui, l’autore, trova un soprannome per ciascuno dei consiglieri comunali di opposizione (Tarantino, Marrone, Barisciano, Minervino, Piccinino, ndr) e si arrampica nel difficile compito di descriverli secondo il suo punto di vista, aggiungendo considerazioni sulla prof.ssa Antonietta D’Introno, rea di aver pubblicato sul Peperoncino Rosso articoli da loro firmati.

Bene, effettivamente nulla vieta ad una pubblicazione di esser di basso livello e di sfruttare quello che mi piace definire “effetto Feltri”: più la spari grossa, più fai rumore. Però mi sono fermato a riflettere sulla cosa quando ho visto il vicesindaco Iannella riferirsi allo stesso come al “giornale istituzionale”, legittimando de facto ciò che era stato scritto non solo come voce della maggioranza, ma quasi come voce ufficiale del Comune. La squadra capitanata da tale degno portabandiera ( l’ormai exPrimo Cittadino, come preannunciato) si è lasciata andare più e più volte, nel corso degli ultimi nove anni (speriamo rimangano 9 ), in considerazioni personali circa gli avversari, spostando il dibattito politico su ciò che era la vita privata di chi gli è stato di fronte e non sulle sue competenze amministrative o politiche, e l’“articolo” de “il Trinitapolese” è solo l’ultimo esempio di una lunga serie. Se ne è già parlato su queste pagine, ma vi ricordo gli eventi dell’ultimo consiglio comunale: il sindaco ha utilizzato la sala consiliare come suo spazio personale, spadroneggiando col tacito benestare della presidente del consiglio Ortix. Rispondendo ad una battuta sarcastica del consigliere Marrone, l’avv. di Feo ha dimostrato ancora una volta la sua totale incapacità di mantenere la calma che si conviene e ci si aspetta da una guida cittadina ma, ancor di più, da chiunque ricopra un ruolo istituzionale (ricordate, ancora, Moro? Tornate all’inizio). Il sindaco si è lanciato in una serie di illazioni sul consigliere, interrompendo l’intervento di questi, alzando il tono di voce fino a sovrastare quella di chiunque gli fosse intorno, nella totale indifferenza della presidente Ortix che rivolgeva uno sguardo quasi ammirato al primo cittadino. Ecco, è il caso anche di parlare brevemente dell’avv. Ortix e, in particolare, della sua abitudine degna dell’Inquisizione Spagnola (quella dei Monty Python, ovviamente): decidere lei stessa cosa far ascoltare agli spettatori della diretta Facebook che trasmetteva il consiglio, impedendo di fatto di prendere coscienza di quello che è l’infimo livello che la discussione politica può raggiungere. Mi permetta di chiederle un favore, presidente: nel caso si ritrovasse, un giorno, a ricoprire nuovamente lo stesso incarico, impari a richiamare all’ordine i suoi compagni di viaggio, e non solo gli esponenti dell’opposizione. Gliene saremmo grati noi, e persino la Democrazia tutta.

Mi si lasci dire, inoltre, tornando all’ “articolo” dal quale parte la nostra discussione, che trovo indegno che ci si riferisca ad una donna come alla “moglie di…”, privando quella stessa donna della propria identità, della propria individualità e subordinando la stima che si può avere di lei a quella che si ha del suo coniuge (che credo sia un pallino fisso dell’autore di tale scritto, visto che lo cita anche quando e dove non strettamente necessario). Trovo indecente che lo si faccia, ancora di più che lo si faccia via carta stampata. Ancora di più, che lo si faccia per mezzo di quello che viene definito “giornale istituzionale”. Per quel che vale, la mia solidarietà va ad Antonietta, come donna e come individuo prima che qualsiasi altra cosa. Sono esempi, quelli citati, di come la politica locale abbia subito un imbarbarimento nei toni e una decadenza degli argomenti, andandosi ad immettere in una strada che può portare solo al peggio, se non si invertirà la rotta. Ora è il momento di rendercene conto e cambiare le cose. Nel momento di trarre le conclusioni di ciò che si è detto (con pochi dettagli per esigenze di spazio) voglio rivolgere un invito a chiunque legga. Quando giungerà nuovamente il momento di scegliere chi deve guidare questa comunità cittadina, ricordiamoci che il politico non deve essere “uguale a noi”: deve essere migliore. E se proprio non riusciamo a fare a meno dell’idea per cui chi fa politica deve essere il nostro riflesso, facciamo almeno in modo che lo “specchio” sia uno di quelli che rendono più belli. Scegliamo qualcuno che abbia un intimo rispetto per il ruolo che ricopre, onorandolo. E, non ultimo, scegliamo qualcuno che non cerchi sotterfugi e scappatoie per negare le origini della nostra storia Repubblicana, che non metta alla berlina i propri avversari, che non sia impregnato di malsano narcisismo e che ricordi sempre cosa conviene e cosa non conviene ad una figura istituzionale. Infine, un auspicio: se l’avv. di Feo avesse la fortuna di sedere nel Consiglio Regionale, cerchi di rispettare l’istituzione che lo ospita sia nei modi che nei toni. Non facciamoci conoscere anche a Bari!

Giuseppe Marzucco

 

Libri parlanti - Le interviste del Peperoncino Rosso

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