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Per la prima volta nella storia amministrativa di Trinitapoli le donne elette sia nella maggioranza che nell’opposizione hanno ottenuto più preferenze dei colleghi uominidonne elezioni

Trinitapoli non è riuscita ancora ad avere un sindaco donna ma la lettura del numero di preferenze ricevute dalle candidate di entrambe le liste nelle ultime elezioni amministrative rivela un dato inconfutabile: gli elettori hanno preferito le donne. Tra i primi 5 eletti nella lista Rinascita trinitapolese 3.0, Marta Patruno, Maria Grazia Iannella e Sabrina Fiorentino hanno totalizzato 2.089 voti mentre Roberto di Feo e Giustino Tedesco 1.492 voti. Così anche nell’altra lista Libera Trinitapoli tra gli eletti primeggiano Annamaria Tarantino e Tiziana De Pasquale con 1.087 voti a fronte di Giacinto Capodivento e Andrea Minervino che hanno ottenuto insieme 933 voti.

Le donne un tempo “fiore all’occhiello” dei partiti che si battevano per la parità uomodonna, scendono dal bavaro dei maschi per fiorire, insieme ai loro colleghi, in un comune giardino. Ne è passata, comunque, di acqua sotto i ponti dagli anni del sindaco Michele Mastropierro (1953/1962) che ha amministrato il paese insieme alla signora Pina Calvello, assessora comunista alla P.I. e a Donna Carmina Ricco, consigliera comunale della Democrazia Cristiana. Sono seguiti 21 anni di consigli comunali (1962/1983) composti solo da maschi prima che io venissi eletta nel consiglio comunale nel gruppo del P.C.I. e vi restassi sola per 10 anni. Soltanto dal 1997 in poi ricomparvero le donne più numerose sia nei banchi delle maggioranze che in quelli delle minoranze. Nel corso degli anni qualche sindaco ha anche tentato di ridurre gli spazi conquistati dalle donne.

Si è distinto fra questi Francesco di Feo che nel 2011 si rifiutò di nominare le donne in giunta. Questa decisione costrinse me e la consigliera Annamaria Tarantino a ricorrere al TAR Puglia per ottenere il rispetto della legge. Vincemmo la battaglia e riuscimmo a far entrare in giunta due donne, Marta Patruno e Lucrezia Filannino. Si è passati, quindi, dall’epoca di “Mnè, ve a cuc’né” (la frase che accompagnava le candidate durante la propaganda elettorale) all’attuale momento in cui l ’impegno politico amministrativo viene considerato “normale” per entrambi i sessi. Ma le battaglie per combattere i pregiudizi sessisti non sono ancora cessate.

A livello amministrativo, tanto per fare un esempio, è difficile spodestare un maschio dall’assessorato ai Lavori Pubblici perché appare più “femminile” assegnare l’assessorato ai Servizi Sociali e alla Pubblica Istruzione ad una donna. Il risultato ottenuto dalle donne nell’ultima competizione elettorale, oltre che con la nomina alla presidenza del consiglio della consigliera Antonella De Lillo, sarebbe stato maggiormente valorizzato anche attraverso la nomina di una donna nel ruolo di “vice sindaco” a testimonianza di un impegno elettorale che per una eletta è costato, senza ombra di dubbio, più studio e fatica di un uomo che non ha casa/anziani/bambini da accudire 24 ore su 24. La lotta continua!

Antonietta D’Introno

 

Libri parlanti - Le interviste del Peperoncino Rosso

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