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Di Arcangelo Sannicandro

vasche

Prestammo attenzione al territorio a nord-est di Trinitapoli situato tra il centro abitato e le Saline quando nel 1974 dovevamo scegliere dove realizzare il Piano per l’edilizia Economica e Popolare (PEEP) che la legge 167 del 1962 consentiva di realizzare anche ai comuni con popolazione inferiore a 50.000 abitanti.

 La scelta, infine, cadde sui terreni più a Sud e cioè “giù a Scarola”.

Quella ricerca fu comunque utile perché ci fece prendere conoscenza di un vasto territorio, circa 450 ettari, sul cui destino non aveva riflettuto nessuno, né io né i sindaci che mi avevano preceduto assillati come eravamo da enormi problemi tutti interni al centro abitato: mancavano case, strade, fognature, aule scolastiche, pubblica illuminazione, servizi pubblici ; si pensi che il sindaco Nunzio Sarcina fece costruire una palazzina destinata a Bagni pubblici per chi ne fosse sprovvisto (in via Mulini, ove oggi è ospitata l’Avis ). A quell’epoca Trinitapoli non aveva strumenti urbanistici ma un semplice Piano di fabbricazione nella cui zonizzazione quel vasto territorio che ci separa dalle Saline era classificato come zona agricola.

Il 2 febbraio 1971 era stata appena approvata tra un centinaio di Stati la Convenzione di Ramsar (Iran) relativa alle zone umide di importanza internazionale, in particolare quale habitat degli uccelli acquatici. Fu ratificata dall’Italia nel 1976 e tre anni dopo il Ministero della Agricoltura dichiarò di valore internazionale “la zona umida denominata Salina di Margherita di Savoia“. Manca ancora una cartellonistica ad indicarne i confini. La politica ne prese atto molto più tardi. Fino a quel momento i territori paludosi circostanti la Salina e l’area di cui stiamo parlando erano noti ai cacciatori di tutta l’Italia per ricche battute di caccia agli acquatici. Numerosi erano i casalini che possedevano una doppietta e non mancava chi arrotondava il magro salario vendendo cacciagione per le strade. Risale a quell’epoca l’apertura della pizzeria “Al Cacciatore” dell’appassionato Loreto Di Biase in un locale a sinistra del Bar Sport. Lo ricordo ancora quando fabbricava le cartucce per il suo fucile o quando imbalsamava le vittime delle sue schioppettate. Ne aveva una cospicua collezione!

cacciatori

A quell’epoca, insomma, tutto concorreva a trascurare quel territorio considerato solo una landa insalubre e soprattutto inutilizzabile per l’agricoltura a causa della salsedine che lo aveva aggredito.

Ciononostante intuivamo che il destino di quell’area poteva essere altro. Ma cosa? Suoli per lo sviluppo edilizio? Per attività sportive bisognose di ampi spazi, parco urbano, turismo?

Nel frattempo cambiava lo sguardo con cui avevamo fino ad allora guardato alla Salina, al miracolo della produzione del sale che si rinnovava ogni anno, al fervore dei lavori della estrazione, alla teleferica con cui il sale veniva trasportato al porto di Barletta per essere caricato sui bastimenti. Informo i giovani che le vestigia sono ancora visibili. Chi percorresse la strada che a Barletta costeggia la spiaggia di ponente dirigendosi verso l’Ofanto, scorgerebbe decine di piloni ormai abbandonati reperti di archeologia industriale a testimonianza di un mondo scomparso.

Ma il nostro era lo sguardo di un estraneo perché per secoli avevamo guardato altrove, all’entroterra, in cerca di terreni fertili. Cominciavamo però, a guardare quella realtà con più attenzione.

 Scoprimmo e ritenemmo ingiusto che gravando la Salina per gran parte sul nostro territorio l’Azienda dei Monopoli dello stato, che la gestiva, giustamente ogni anno gratificava il comune di Margherita di Savoia con 100 milioni di lire in opere pubbliche a ristoro della servitù che la Salina rappresentava per la città stringendola in una lingua di terra tra di essa ed il mare e nulla, invece, veniva riconosciuto al Comune di Trinitapoli i cui terreni a ridosso della Salina diventavano sempre più sterili a causa della avanzata della salsedine. Continue erano le proteste dei contadini. Come se ciò non bastasse l’impiego a tempo indeterminato nelle Saline era riservato ai margheritani mentre i casalini venivano assunti solo come manovalanza da impiegare nella raccolta manuale del sale. Fiorente, comunque era il contrabbando di sale con biciclette dotate di robusti portapacchi nonché la pesca di frodo nei pescosi canali della salina. Capii con molto ritardo la provenienza dei grossi dentici che un compagno spesso mi regalava. Era l’indotto del monopolio con cui molti braccianti, sfidando i cani della Guardia di Finanza, tiravano a campare e si consolavano per la discriminazione subita.

lavoratori sale

raccoglitori sale

sacchi sale

Scoprimmo soprattutto che le Saline fornivano la materia prima ad un solo stabilimento termale che utilizzava la preziosa “materia prima” in situazione di inspiegabile monopolio. Qualcuno mi spiegò che nessun altro poteva utilizzare fanghi e acque madri ma non seppe fornirmi una spiegazione convincente. Ricevetti anche la notizia, non verificata, che i fanghi venivano venduti alle terme di altre città per esempio ad Abano Terme per cui l’estate successiva tornando da un viaggio in Austria svoltai per Abano per capire come si era sviluppata quella città termale; dopo feci anche una visita alle saline di Cervia.

Con mia grande sorpresa scoprii che da quelle parti ogni albergo al suo interno forniva cure termali, fangoterapia e inalazioni cosi come a Margherita di Savoia e che di quei doni di natura godevano una pluralità di albergatori non solo di Abano ma anche di Montegrotto e di altre cittadine dei colli euganei. La sinergia poi con il turismo, la enogastronomia, la storia e le bellezze naturali faceva il resto assicurando a tutto il territorio un notevole sviluppo economico.

Tornando al sud riflettevo su quella stranezza per cui a Margherita di Savoia avevano atteso una imprenditrice foggiana per realizzare uno stabilimento termale e per di più in regime di monopolio e che mai nessuna amministrazione salinara avesse avvertito il cappio stretto alla gola dello sviluppo economico della città.

Avvertivo l’anomalia della situazione e la necessità di reagire in qualche modo ma non sapevo come e da dove cominciare. Eravamo amministratori alla prima esperienza. Consapevoli, però, che pur privi dell’accesso alla materia prima (fanghi e Acque madri) potevamo cominciare a pensare ad una sorta di Piano per gli insediamenti turistico-termali così come avevamo ideato il Piano per gli insediamenti produttivi per gli artigiani. Un primo passo che non aveva bisogno di autorizzazioni di autorità esterne. Alla eventuale concessione avremmo pensato più tardi. Per valutare la fattibilità dei nostri progetti, perciò, invitammo a Trinitapoli il famoso urbanista Ludovico Quaroni. Una limpida giornata di sole lo accolse. Visitò il nostro territorio, le saline e la costa grazie alla cortesia di un amico che mise a disposizione il suo cabinato. Il prof Quaroni colse meglio e più di noi le potenzialità del territorio di Margherita di Savoia e dell’area che qualche anno dopo doveva diventare la zona umida di interesse naturalistico internazionale, si congedò stimolandoci a non arrenderci promettendoci il suo sostegno. La zonizzazione dell’area di fronte al campo sportivo, sul lato destro della Trinitapoli-mare come area destinata agli insediamenti turistico termali fu il risultato di quell’incontro.

Ludovico Quaroni2

Dopo la prematura conclusione della consiliatura il testimone fu raccolto dal sindaco Michele Di biase che ebbe contatti con l’architetto Alberto Samonà. Conservo copia della Relazione inviatagli dal professore Samonà intitolata “Programma per un intervento turistico-termale nella zona delle Saline di Trinitapoli”. Conservo anche una mappa dell’istituto Geografico Militare su cui il sindaco Michele Di biase al termine di accurate ricerche aveva individuato e segnato i confini dei terreni di proprietà e del demanio comunale oltre ai terreni ancora appartenenti al demanio statale.

Del problema tornammo ad interessarci tra il 1983 ed il 1988 in occasione della redazione del documento preliminare del primo Piano Regolatore del nostro paese.

 L’intuizione di consentire alla nostra economia di svilupparsi anche sotto il versante turistico termale non ci aveva abbandonato ma cominciava ad essere condivisa fuori dal Palazzo e ad attrarre anche l’attenzione della stampa nonostante gli scettici e i soliti sabotatori che non mancarono.

Articolo1

Articolo2

Con l’amministrazione di Arcangelo Barisciano di quel sogno venne cancellata ogni traccia nel Piano Regolatore Generale approvato definitivamente nel 2005.

La questione della liberalizzazione dello sfruttamento di acque madri e fanghi salini venne ripresa nel 2014 dal sindaco Francesco Di Feo con una corrispondenza epistolare con il Ministero della Economia. L’iniziativa si esaurì in una breve corrispondenza epistolare ben presto abbandonata.

Nel marzo 2021 il sindaco Emanuele Losapio risolleva il problema con una lettera alla società Atisale s.p.a. che aveva concesso alla società Terme di Margherita di Savoia il monopolio dell’impiego delle acque madri e dei fanghi salini per uso termale. Dopo avere ricordato che il 31 dicembre 2021 scadeva la Convenzione con la società Terme ,il sindaco aggiunse “… Questa amministrazione comunale è da tempo interessata a negoziare l’ottenimento delle autorizzazioni e/o le concessioni di prelievo, non monopolistico, di fanghi e acque madri ad uso termale ed auspica un rinnovato quadro che veda lo sfruttamento eco-compatibile e ottimale di una preziosa risorsa al centro dello sviluppo turistico ed economico di tutti i comuni in cui si estendono le Saline ,compreso ovviamente Trinitapoli, nel cui territorio ricade per altro la maggiore estensione.(…) Sono a chiederle un incontro per l’avvio di una utile interlocuzione in argomento “.

Non ottenne risposta per cui il 17 dicembre il sindaco Losapio scrive ancora una volta ad Atisale e al Ministero della economia denunziando disinteresse nei confronti delle legittime aspettative del comune di Trinitapoli e “ostracismo della società Terme.. fermamente decisa ad impedire che altri operatori privati possano usufruire delle preziose risorse naturali in questione “. Fa presente che la nostra città “ha già deliberato l’adozione dei provvedimenti di propria competenza utili a favorire la nascita di uno o più stabilimenti termali nel proprio territorio allo scopo di incrementare l’occupazione e lo sviluppo economico “.

Conclude diffidando la società Atisale s.p.a. a non rinnovare o replicare né determinare per il futuro illegittime situazioni di monopolio in favore della società Terme di M. di Savoia o di qualunque altro soggetto in merito all’accesso e/o allo sfruttamento delle acque madri e fanghi delle locali Saline “.

Atisale s.p.a. ancora una volta non risponde, così come il Ministero, ma nel contempo continua a difendere il monopolio della società Terme di Margherita di S con il consenso autolesionista del Consiglio Comunale di quella città. Per ogni approfondimento rinviamo all’articolo di Raffaele di Biase.

La questione della liberalizzazione delle acque madri e dei fanghi salini è ormai all’ordine del giorno della politica non solo di Margherita di Savoia ma anche di Trinitapoli e nessuno potrà più eluderla.

Sono trascorsi 48 anni dalla visita dell’architetto Ludovico Quaroni e dal suo incoraggiamento. Noi facemmo quello che potemmo, ai giovani l’auspicio che facciano di più e meglio.

 

 


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