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Tutti i sindaci di Trinitapoli sono ricordati nella tradizione orale per qualche opera significativa che hanno realizzato o per qualche vezzo o caratteristica personale

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(Cartello affisso in una biblioteca)

Tutti i Primi Cittadini di Trinitapoli sono ricordati nella tradizione orale per qualche opera significativa che hanno realizzato o per qualche vezzo o caratteristica personale. Quando si parla del dopoguerra, ad esempio, è inevitabile associare il nome del sindaco Domenico Lamura al piano di Igiene Pubblica post bellica. Limitandoci, ovviamente, alle loro opere “più caratterizzanti” (non è questo un articolo storico) i casalini ricordano ancora altri sindaci come Michele Mastropierro che si attivò per la realizzazione dell’UNRRA CASAS per dare un tetto alle famiglie che vivevano nei bassi e nelle grotte. Poi ci furono i sindaci della prima scuola media (Nunzio Sarcina), del mercato di via Roma (Michele Di Biase), del gas, della 167 e delle scuole materne (Arcangelo Sannicandro), del Palazzetto dello Sport e della Biblioteca (Silvestro Miccoli), del Poliambulatorio (Peppino Brandi), del Parco Archeologico e Casa di Ramsar (Arcangelo Barisciano) e della pista ciclabile e della sosta camper (Ruggero Di Gennaro).

I ricordi, però, si arenano quando si cerca di caratterizzare con una o due opere le amministrazioni del sindaco Francesco di Feo, che in nove anni ha aggiunto solo delle pennellate di colore a dei bei quadri già dipinti dai suoi predecessori e tante, ma tante, sue foto con fascia tricolore in ogni angolo di paese, persino sui cassonetti dell’isola ecologica! Certo è sempre apprezzabile l’intento di fare manutenzione ed abbellire strutture già esistenti, diventa invece alquanto patetico “battezzare” uno stadio già esistente come una grandiosa opera prima da commemorare addirittura con una lapide che ricorda tutti, assessori, sindaco e persino i dirigenti comunali con un’unica eccezione: Nardino Orfeo, la persona (un mito per i giovani degli anni ’70) che ha “creato” ed animato per decenni il campo sportivo. Ma non finisce qui. Anche la panchina rossa finanziata dal movimento barlettano contro la violenza alle donne non si è Lapide aperturalapidi2salvata dalla smania di porre il proprio nome sulla “seduta” dei passanti. Ma il colmo è stato raggiunto dalla terza (o quarta?) inaugurazione della Biblioteca Civica. Di recente un finanziamento di più di un milione di euro, proveniente dalla regione Puglia, ha consentito di rinnovare totalmente la vecchia palestra della ex scuola media di via Cavallotti, già trasformata in biblioteca nel 2008 durante l’amministrazione diretta da Ruggero Di Gennaro. Ebbene il giorno della inaugurazione preelettorale “al cubo” di una struttura che non è ancora completata (mancano internet, aria condizionata e i libri previsti dal finanziamento) abbiamo fotografato una nuova lapide con i nomi di sindaco, assessori e citazione personale.

Qualche giorno dopo, però, la lapide è stata rimossa e sostituita da una seconda dove erano scomparsi i nomi degli assessori. Troneggiava solo quello di Francesco di Feo, sindaco. Sarebbe interessante conoscere la motivazione di questa cancellazione postuma ed ascoltare il BLA-BLA-BLARIO di giustificazioni al vento di un ex sindaco che ha scelto di lasciare una traccia di sé recitando sermoni e dedicandosi lapidi in vita. A pensarci bene, però, anche Nerone è passato alla storia.

Antonietta D'Introno

 

In breve...

Due biblioteche a tempo parziale

La biblioteca in via Aspromonte è stata riaperta in luglio a conclusione delle opere di rinnovamento finanziate dalla regione Puglia. Ha riaperto i battenti anche la biblioteca di viale 1° maggio che era restata chiusa durante il periodo di isolamento del Covid 19. La grande fortuna di avere due biblioteche a Trinitapoli e soprattutto bibliotecari molto competenti viene però annullata dalle aperture parziali di entrambe le strutture: nei giorni dispari la mattina in via Aspromonte e nei giorni pari il pomeriggio in viale 1° maggio. A disposizione degli studenti e degli adulti che frequentano c’è soltanto una sola unità lavorativa che ovviamente, pur facendosi in quattro per dare a tutti un servizio di qualità, non può gestire l’immane impegno professionale che una biblioteca che si rispetti richiede. Tagliare le spese in questo settore significa investire in ignoranza.