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fumo TrinitapoliIl fobico protagonista del mio primo romanzo è preda di una particolare psicosi: non riesce ad allontanarsi dal suo luogo di nascita perché lo ama troppo, nonostante i disagi e le contraddizioni.

Immondizia che contamina la bellezza, torpore dell’anima che contrasta con l’umanità viva che lo circonda. Molti dei lettori mi hanno suggerito che quel fobico, in realtà, sono io. A quanto pare, sarei riconoscibilissimo fra le righe del mio racconto.

È arrivato per me il momento di svelare la verità. Caro trinitapolese, ti sbagli: il protagonista del romanzo sei tu.

Tu, trinitapolese, che hai deciso di restare nella tua terra nonostante le difficoltà; tu che non riesci a fare a meno del profumo dell’aria pregna delle fragranze salmastre della zona umida e ti ritrovi a respirare la caligine tossica dei rifiuti che vi vengono bruciati quotidianamente; tu che adori annusare gli aromi amarognoli delle erbe spontanee e, invece, inspiri diossina a pieni polmoni; tu che ami i panorami della prateria fiorita di primavera, ma che vedi spiccare i colori sgargianti dei rifiuti plastici che la costellano; tu che fremi di piacere quando le tue scarpe da corsa fregano la terra battuta ad ogni passo e che improvvisamente senti crocchiare sotto il tuo peso una bottiglia di plastica o una lattina; tu che gioisci quando porti i tuoi nipotini al parco e sei costretto a inseguirli fra le schegge di vetro delle bottiglie di birra rotte dai tuoi stessi nipoti, quelli più grandi; tu che hai fatto di tutto per restare in una terra magica solo per scoprire che si trattava di magia nera quando tuo figlio si è ammalato di mali innominabili a causa dell’inquinamento.

Tu, trinitapolese.

Il vero pazzoide sei tu.

E io ti vedo e ti riconosco, e ti scrivo nei miei racconti.

Sei quello che si dice una brava persona. Sei capace di amare e di farti amare. Sei protettivo. Vuoi il meglio per i tuoi figli, ami i tuoi nipoti e vorresti tenerli sempre accanto a te. Fai parte di una comunità di cugini che talvolta litigano, ma sono sempre disposti ad aiutarsi nel momento del bisogno. Al seggio ci vai fiducioso, sei spinto da buona fede e speranza, sai che da un lato e dall’altro ci sono parenti, amici, cittadini rispettabili che vogliono tutti il bene della comunità. Chi è che non lo vuole? E poi ti aspetti grandi cose, ma resti sempre deluso. Perché a governare la città ci può andare anche Batman, ma lo sporcaccione resti sempre tu. Destra, sinistra? Non lo so. So solo che spazzano via i rifiuti della notte e il mattino dopo siamo punto e a capo. Destra, sinistra? Conta davvero?

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Tieni i tuoi figli qui a respirare il veleno e taci di fronte a tutto. Taci quando senti la serenità del paese lacerata dall’assordante rombo di un bolide lanciato a tutta velocità tra i passanti inermi, e nessuno fa nulla; taci quando le regole minime del vivere civile vengono infrante dagli arroganti, e nessuno fa nulla; taci quando sai perfettamente che i tubicini dell’irrigazione vengono bruciati in campagna anziché conferiti in discarica, ma nessuno fa nulla; taci anche quando sai che tuo figlio, sì proprio tuo figlio, ha appena finito di rompere le bottiglie di birra in prossimità delle panchine all’ingresso della scuola elementare dove l’altro tuo figlio le calpesterà, e non fai nulla; taci quando gettano per terra l’ennesima confezione di patatine, e taci anche quando tu stesso non sei in grado di fare cinque passi per buttare il mozzicone di sigaretta nel posacenere, e nessuno ti dice nulla.
Caro trinitapolese, sei un folle, il vero fobico. Sarai ancora il protagonista dei miei racconti. Anche se stavolta credo che ti guarderò da lontano.
Amo questa terra, ma amo di più i miei tre figli, ora.

Raffaele di Biase

 

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