logo3

Di Arcangelo Sannicandro

Consiglio comunale

Entro la fine del mese la commissione d’indagine dovrà concludere gli accertamenti iniziati il 29 luglio scorso e rassegnare al Prefetto le conclusioni.

Sapremo se sono emersi:

“Concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare degli amministratori (sindaco, assessori e consiglieri comunali) ovvero su forme di condizionamento degli stessi tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità delle amministrazioni comunali (…), nonché il regolare funzionamento dei servizi ad esso affidati, ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”

Oggetto dell’indagine è stata l’attività amministrativa del Comune compresa nel periodo 1° gennaio 2016- 26 luglio 2021, e cioè i 5 anni dell’amministrazione Di Feo e i 10 mesi di quella attuale.

 A tal fine la Commissione ha acquisito: elenco degli atti deliberativi del Consiglio e della Giunta e le determinazioni adottate dai responsabili degli uffici comunali;tutti i mandati di pagamento,tutte le autorizzazioni e/o licenze nei settori commerciali e/ o  produttivo,tutte le concessioni e autorizzazioni in materia edilizia; l’elenco delle concessioni demaniali e delle ordinanze contingibili ed urgenti ; l’elenco nominativo del personale in servizio con l’indicazione dei relativi dati anagrafici ,nell’elenco devono essere indicati anche le eventuali figure professionali assunte a qualsiasi titolo,con contratto a tempo determinato o altre forme di collaborazione o consulenti.; prospetto relativo all’assetto organizzativo degli uffici comunali ;elenco del patrimonio immobiliare del Comune,compreso i terreni con specificazione del relativo utilizzo e/o utilizzatori;elenco dei beneficiari dei c.d. buoni-spesa relativi alla  normativa Covid.

 L’esito è molto atteso.

Vi è chi attende con malcelata speranza che venga decretato lo scioglimento del Consiglio Comunale e chi invece lo paventa.

Non ci riferiamo agli amministratori e ai consiglieri comunali vecchi e nuovi, ovviamente preoccupati che nei prossimi anni i loro nomi vengano associati ad una vicenda disonorevole ma ai cittadini responsabili che in questi mesi stanno acquisendo la consapevolezza delle nefaste conseguenze sulla vita sociale ed economica del nostro paese e sullo stigma negativo che macchierà il nome di Trinitapoli per molti anni.

Dichiarare di essere cittadini di Trinitapoli non sarà più un buon biglietto da visita di cui andare orgogliosi. Già accade!

 Mentre attendiamo l’esito degli accertamenti diamo conto, sia pure sommariamente, del dibattito in corso tra giuristi, magistrati e politici, sull’ampio potere del governo di sciogliere i Consigli Comunali e sui limiti dell’attuale legislazione.

Intendiamo offrire ai cittadini disorientati un contributo di informazione che aiuti a comprendere meglio la vicenda in cui siamo precipitati e che consenta di sottrarsi alla deprimente logica della ottusa tifoseria politica.

dubbio

Premettiamo una breve sintesi della normativa in vigore.

Lo scioglimento di un consiglio comunale è un atto amministrativo straordinario dotato di ampia discrezionalità di competenza del governo che lo adotta quando sono accertati i collegamenti prima richiamati.

Non è un atto giurisdizionale.

Per decidere lo scioglimento, perciò, non è necessario che vengano accertati reati contro la pubblica amministrazione che restano di competenza della magistratura ordinaria comunque messa a conoscenza delle conclusioni delle indagini.

 La Procura della Repubblica eserciterà in piena autonomia le proprie competenze.

In altre parole può essere sciolto un comune anche se gli amministratori non hanno commesso alcun reato o addirittura quando è presumibile che non saranno capaci di sottrarsi a eventuali intimidazioni esterne o quando i collegamenti con la criminalità organizzata sono stati mantenuti dall’apparato burocratico comunale.

L’impulso all’accertamento di eventuali infiltrazioni criminali nell’attività amministrativa scaturisce prevalentemente da indagini della Magistratura su clan malavitosi, come pare sia accaduto nel nostro caso a seguito dei noti eventi di cronaca nera.

Inoltre la proposta di scioglimento, di competenza dei Prefetti, “indica gli amministratori ritenuti responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento”.

Lo scioglimento del Consiglio Comunale comporta la cessazione dalla carica del sindaco, degli assessori e dei consiglieri.

“Gli amministratori responsabili delle condotte che hanno dato causa allo scioglimento non possono essere candidati in relazione ai due turni elettorali successivi allo scioglimento stesso, qualora la loro incandidabilità sia dichiarata con provvedimento definitivo” (della Magistratura ordinaria).

“Il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da 12 mesi a 18 mesi prorogabili sino ad un massimo di 24 mesi in casi eccezionali”.

L’ampia discrezionalità riconosciuta dal governo di privare i cittadini della loro amministrazione democraticamente eletta con la conseguente sospensione della democrazia per un tempo non breve e la incandidabilità degli amministratori coinvolti continua a suscitare sempre più grandi preoccupazioni in coloro che hanno a cuore la salvaguardia dello stato di diritto anche in situazioni di emergenza.

L’esame degli oltre trecento decreti di scioglimento ha messo in luce una serie di criticità e contraddizioni che spiegano l’estendersi del dibattito sul tema in ambiti sempre più larghi, le iniziative legislative in corso e l’allarme della stessa Commissione antimafia sul pericolo di inefficacia dello strumento se non adeguatamente restaurato.

In primo luogo appare evidente che la normativa non tiene conto del fatto che da circa trent’anni il vertice della Amministrazione non è più il consiglio comunale ma il sindaco con la sua giunta. I consigli comunali dal 1990 non sono più organi di competenza generale trasferita ormai al sindaco e alla giunta ma residuale e con funzioni di indirizzo politico.

Da tempo inoltre l’indirizzo politico e la gestione amministrativa sono state separate. Quest’ultima è attribuita dalla legge in via esclusiva alla competenza della burocrazia comunale unitamente alle indispensabili risorse economiche. Il sindaco, per esempio, non presiede più le gare di appalto o le commissioni di concorso.

In breve, a mio avviso, un consiglio comunale andrebbe sciolto, in base ad una normativa adeguata nei casi in cui la criminalità abbia inciso sulla manifestazione del consenso del corpo elettorale.

E’ più realistico pensare che la criminalità, consapevole dello scarso potere amministrativo del consiglio comunale e dei singoli consiglieri, cerchi un collegamento diretto con il sindaco o con gli assessori o con l’apparato burocratico (segretario comunale, dirigenti e impiegati).

Sarebbe auspicabile perciò, perché più aderente alla realtà, che la legge differenziasse le responsabilità di ogni organo e della burocrazia comunale.

Disattendendo questa realtà potrebbe accadere che venisse sciolto un consiglio comunale eletto in epoca successiva al compimento degli atti che hanno provocato lo scioglimento con grave sconcerto di eletti ed elettori che si sentirebbero defraudati dei fondamentali diritti politici.

Non mi sembra razionale, lo ripeto, che debba essere sciolto un intero consiglio comunale se si accertasse, come talvolta accade, un collegamento della criminalità con un sindaco, un assessore o un dirigente del comune all’insaputa del Consiglio comunale.

Non mi sembra razionale anche la rigida alternativa tra lo scioglimento del consiglio comunale e il non luogo a provvedere.

Una legge del 2018 si fece carico in una qualche misura della necessità di graduare e differenziare le misure dissolutrici.

In assenza di elementi sufficienti per attivare la procedura di scioglimento del Consiglio comunale ma comunque in presenza di “situazioni sintomatiche di condotte gravi e reiterate tali da determinare l’alterazione delle procedure e da compromettere il buon andamento per imparzialità delle amministrazioni comunali nonché il regolare funzionamento ad esse affidati” la nuova normativa consentiva al Prefetto di non sciogliere il Consiglio ma di indicare “i prioritari interventi di risanamento indicando gli atti da assumere, con la fissazione di un termine per l’adozione degli stessi e fornire ogni utile supporto tecnico-amministrativo”.

Era finalmente aperta anche la strada alla dissociazione degli organi dalla persona degli amministratori coinvolti.

L’innovazione legislativa era ispirata da buone intenzioni e foriera di una riconsiderazione della misura antimafia in termini costituzionalmente orientata ma una recente sentenza della Corte Costituzionale (n.195/2019) la dichiarò incostituzionale perché il potere attribuito al Prefetto non era adeguatamente tipizzato e circoscritto lasciandogli una smisurata discrezionalità.

Ma la Corte prendendo atto della necessità di una riforma cosi avvertiva: “Resta ovviamente la discrezionalità del legislatore di riformulare la norma in termini compatibili con il principio di legalità dell’azione amministrativa e con la garanzia di autonomia costituzionalmente garantita di cui godono gli Enti Locali territoriali”.

La ricerca di una terza via più volte auspicata anche a livello di ministero degli interni e di Parlamento resta fiduciosamente aperta. Ampio spazio è riservato al tema anche nella relazione finale della Commissione antimafia presieduta dall’on. Rosy Bindi al termine della XVII legislatura.

Bindi

Nella prospettiva di una riforma viene anche invocata con forza la introduzione del principio del contraddittorio, oggi non previsto, tra la Commissione di accertamento e gli amministratori coinvolti e delle norme basilari della legge che dal 1990 disegna in generale i rapporti tra cittadini e Pubblica amministrazione in termini paritetici e collaborativi. Sono convinto che ne trarrebbe giovamento la stessa indagine in termini di approfondimento e completezza.

Per ragione di sintesi tralascio di affrontare altri aspetti che sia pure interessanti esulano dallo scopo di questo scritto.

Ritenendo di avere fornito ai cittadini le informazioni sufficienti per giudicare quanto sta accadendo e accadrà nutriamo la speranza che questa amara vicenda induca le forze politiche ad una riflessione seria, scevra da strumentalizzazioni, sulla improcrastinabile necessità di una rigenerazione della vita politica come servizio esclusivo agli interessi legittimi della comunità. 

 

 


posta

Info generali:
scrivi

Antonietta D'Introno:
Antonietta D'Introno

Raffaele di Biase:
Raffaele di Biase