Intervengo per commentare la nuova “montatura” che avete costruito su quanto detto da Arcangelo Sannicandro in un suo recente video. Avete scritto che rivolgendosi alla assessora Tonia Iodice l’avrebbe definita donna da strada. Niente di più falso. Niente di più lucida diffamazione. Per fortuna il contenuto della sua trasmissione (n.76 del 20 luglio scorso) vi smentisce clamorosamente. Invito, chi ne avesse voglia, a perdere un po’ di tempo e a sintonizzarsi per ascoltare la versione autentica, dal minuto 1h 37m 29s. sino a 1h 40m 26s.).
Arcangelo Sannicandro, esprimendo comprensione per il disagio manifestato dalla assessora Iodice per le critiche che riceve nella veste di assessore, la conforta dicendo che il suo è il disagio che provano tutti coloro che, senza un adeguato apprendistato, vengono chiamati dalla strada ad esercitare un ruolo di grande responsabilità. E vengono addotti anche degli esempi che chiariscono la metafora e che non consentono affatto la interpretazione malevola che costruite.
So che siete quasi tutte laureate e, pertanto, l’unica giustificazione che avreste è che forse non avete ascoltato il video ma vi siete fidate di traduzioni di seconda mano. Mi rifiuto, infatti, di credere che non conosciate il significato di “metafora” e soprattutto che ignoriate il senso assolutamente positivo della frase “prendere dalla strada”, che è stata isolata da un contesto ben preciso. Tra l’altro, è stata detta per fare un complimento all’assessora Tonia Iodice e, generalizzando, a tutti coloro che svolgono il ruolo di assessore per la prima volta.
Chi mi conosce sa bene che anche io sono stata orgogliosamente “presa dalla strada”, quando da giovane laureata, senza alcuna esperienza politica, ho incominciato a fare la gavetta nella sezione del P.C.I. di Trinitapoli dove praticamente ho imparato tutto. La prima cosa che mi insegnarono i compagni braccianti è che dovevo ascoltare la gente ed essere molto più attenta alle critiche piuttosto che ai complimenti. Qualsiasi persona in buona fede, “senza le scuole grosse”, darebbe le stesse spiegazioni ma, nel vostro caso, c’è chi suggerisce offese sessiste inesistenti che nessuno della redazione de Il Peperoncino Rosso si sarebbe mai sognato di fare.
Che ci sia la volontà di vedere del marcio in qualsiasi manifestazione di libero pensiero, lo dimostra l’accostamento fatto con una citazione riportata da Michele Cirillo sulla sua pagina facebook, che immagino volesse sottolineare con i famosi versi di Dante Alighieri (Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello.) l’attuale condizione della Italia. Avete collegato i due testi detti e scritti in contesti diversi, da persone diverse, al solo scopo di compiacere il mandante della squallida montatura impegnato ad evitare di dare risposte nel merito alle questioni che trattiamo sul giornale e nei video. Da ora in poi staremo ben attenti a non dire più ai ragazzi, qualora facessero molto chiasso, la frase “non fate casino”, perché la parola “casino” potrebbe turbare Francesco di Feo, papà Nicola e tutte le consigliere e le assessore di maggioranza.
Vi ricordo che Trinitapoli per la prima volta ha la fortuna di avere in consiglio comunale più donne che uomini (9 su 17) e questo vi potrebbe dare una serie di opportunità che non utilizzate affatto. Ve lo dice una vostra ex collega che in due delle sue 4 legislature è stata l’unica consigliera donna in un gruppo di 30 consiglieri maschi e che nel 2011, insieme ad Annamaria Tarantino, ha fatto ricorso al TAR Puglia per costringere il sindaco Francesco di Feo a nominare assessore le donne che aveva escluse dalla giunta. Lo abbiamo fatto pur consapevoli che in caso di successo avremmo promosso assessore donne dello schieramento avverso, come accadde.
Riempirei pagine e pagine di racconti sulle battaglie che abbiamo dovuto combattere per essere considerate delle teste pensanti, autonome e non mute ancelle dei politici maschi. Se riuscite ad invitarmi in qualche iniziativa pubblica ve le illustrerei con piacere. Siete diventate numerose in consiglio comunale perché altre, prima di voi, hanno dovuto convincere gli elettori che oltre a cucinare e a crescere figli, sapevano anche amministrare un paese. “Le donne con i loro passi / scavano piccoli solchi dove altre donne metteranno il piede”.
Consentitemi da vecchia docente di darvi un consiglio: non perdete tempo nella costruzione strumentale di un nemico da combattere. Incominciate, ad esempio, ad istituire una Consulta Femminile dove proporre di costruire invece un paese a misura di bambino e di donna. Dovete lasciare alle future generazioni l’orma del vostro passaggio in Consiglio comunale.
Chiudo con una domanda: perché, a distanza di più di un anno dal voto unanime in Consiglio Comunale, non è stata ancora intestata la strada dell’UNRRA CASAS a Giuseppina Calvello, prima assessora alla P.I. di Trinitapoli degli anni ’50?
La foto di apertura ritrae le immagini scattate a Trinitapoli nel 2008 alle donne impegnate nelle diverse attività lavorative. Il fotografo Alessandro Cirillo, che diresse all’epoca il laboratorio di Fotografia organizzato dal Centro di Lettura Globeglotter, oggi espone i suoi capolavori fotografici in tutto il mondo.