Qualche anno fa, in una intervista fatta a Nicola Lattanzio, Il Peperoncino Rosso informò i lettori che se avessero voluto consegnargli un pacco a casa sua, avrebbero dovuto chiedere: dove abita il “regista”? La gran parte dei cittadini di Trinitapoli spesso non ricordava il suo vero nome e cognome perché lo identificava con il mestiere che avrebbe voluto fare dopo aver visto centinaia di film, incontrato a Roma e Milano tantissimi attori famosi e dopo aver organizzato per anni feste, veglioni e fatto divertire nel suo “Settembre Nero” giovani trinitapolesi alla ricerca di un locale dove trascorrere le serate. Nicola ha lasciato questa terra per sempre ed ha raccolto nella chiesa della Madonna di Loreto tanti amici e compaesani che hanno voluto salutarlo per l’ultima volta.
Gerardo Russo, fratello del suo grande amico Gino, a conclusione della cerimonia funebre, ha raccontato alcuni momenti salienti della vita di Nicola che è riuscito a sdrammatizzare con le sue battute di spirito anche i momenti più drammatici dell’esistenza. Certi che lo avrebbe condiviso, riportiamo per intero il discorso di commiato pronunciato in chiesa dal dott. Gerardo Russo:
Ci sono persone che, quando se ne vanno, portano via con sé un pezzo di vita, un frammento irripetibile della storia di qualcuno di noi e di quella comunità che, attraverso la loro presenza, ha saputo essere più allegra, più leggera, più umana.
Tu, caro Nicola, per tutti semplicemente “il Regista”, sei stato uno dei simboli più autentici della Trinitapoli spensierata e goliardica, quella delle notti che non volevano finire, delle convivialità condivise, delle chiacchiere senza orologio e delle risate capaci di trasformare una serata qualunque in un ricordo destinato a durare per sempre.
E come dimenticare la presentazione delle collezioni “pret- à- Porter” del tuo prestigioso atelier casalingo, dove i capi che proponevi ai tuoi clienti selezionati ed esclusivi diventavano protagonisti di improvvisati défilé, tra eleganza e ironia, a metà strada tra “lo chic e il vintage”. Tutto arricchito da quella straordinaria naturalezza con cui sapevi rendere ogni evento davvero speciale.
Tra i ricordi più belli che conservo di te, uno in particolare, ancora oggi, mentre il dispiacere si mescola alla tenerezza, riesce a strapparmi un sorriso.
Una notte, il tuo amico Gino Russo, al termine di uno spettacolo pubblico tenuto con un famoso artista, avendo promesso a quest’ultimo di portarlo a conoscere “Nicola il Regista” e la sua dimora, decise di presentarsi a casa tua in sua compagnia e di un gruppo di amici di sempre.
Erano quasi le due di notte. Tu dormivi serenamente, ignaro della spedizione notturna che stava per sconvolgere la tua quiete.
Il suono del campanello si faceva frequente e tuonava nel silenzio della notte quasi a diventare irriverente.
A quel punto tu senza sapere chi potesse esserci fuori l’uscio e provando ad infilarti addosso la prima cosa utile per aprire la porta di casa, rispondesti stizzito ma con quell’innata ironia folkloristica:
“Aspiiiit na zenn’ c’ piacio!”
E quando finalmente la porta si aprì, eccoti lì, con il tuo immancabile accappatoio di color celeste intenso, la faccia ancora assonnata e l’espressione di chi, pur colto nel cuore della notte, non avrebbe mai pensato di sottrarsi a una visita tanto inattesa.
Ma il capolavoro doveva ancora arrivare: prima di farci entrare nel tuo esclusivo pied-à-terre, invitasti tutti ad aspettare fuori ancora pochi istanti perché dovevi sistemare la tua inseparabile bicicletta, parcheggiata dentro casa proprio dove avrebbe dovuto esserci spazio per gli ospiti! È così anche per quell’artista famoso, evidentemente, le regole di casa Lattanzio erano le stesse valide per tutti: prima sistemo la bicicletta, poi ti faccio accomodare.
Anche quella visita improvvisa si trasformò, come tante altre volte, in una notte interminabile fatta di caffè, aneddoti, racconti e risate. Si finiva per fare puntualmente mattina, senza accorgersi del tempo che passava, perché con te il tempo non si contava: si viveva.
Oggi ripensare a quelle notti fa sorridere e, nello stesso istante, stringe il cuore. Perché ci si rende conto che non mancheranno soltanto le tue battute, le tue eccentricità e il tuo modo inconfondibile di stare al mondo. Mancherà un’intera stagione della nostra vita, quella in cui bastava una porta che si apriva, un amico che arrivava e una notte senza programmi per sentirsi parte di qualcosa di autentico e meraviglioso.
E adesso, caro Regista, vogliamo immaginarti mentre attraversi le porte del Cielo, accolto dall’abbraccio di Dio e da quegli amici che sicuramente non vedevi l’ora di ritrovare come i maestri Janik e Peppino Perla, la tua amatissima Ornella Vanoni da te più affettuosamente chiamata “La Ornella“, il tuo inseparabile Califfo e il tuo carissimo Papupa.
Chissà se ora lassù, con foulard e doppio petto blu, ti presenterai per vivere serate altrettanto indimenticabili, e se, davanti a Dio, giungerai con quell’aria sorniona di chi è arrivato senza preavviso, ma che è già pronto a trasformare l’accoglienza in una festa.
Mi piace pensare che sarà proprio così.
Perché certe persone non smettono di essere ciò che sono neppure quando cambiano cielo.
Buon viaggio, Nicola.
Grazie per averci regalato momenti di autentica allegria, per averci insegnato che la felicità si nasconde spesso nelle cose più semplici e che l’amicizia più bella è quella che non ha bisogno di formalità, inviti ufficiali o orari prestabiliti.
Resterai nelle storie di ognuno dei presenti, nelle nostre risate e in quelle notti che, ogni volta che torneranno alla memoria, ci faranno sentire ancora per un istante più giovani e spensierati.
Perché la morte può interrompere una presenza, ma non può cancellare la bellezza di una vita come la tua che ha lasciato il segno nel cuore degli altri.
Che la terra ti sia lieve e il Paradiso ti accolga con la stessa allegria che tu hai saputo donare a questa terra. Riposa in Pace.