Tornei e biografie: lo sport, il linguaggio universale che fa cadere le distanze
La cerimonia di apertura del “Ponte dell’Adriatico”, il torneo giovanile di calcio, pallavolo e basket organizzato dalla Juvenilia di Durazzo insieme alle associazioni trinitapolesi ASD Audace, ASD V.B. e al CONI BAT, (Torneo giovanile ponte dell’Adriatico) è stata la dimostrazione visiva e uditiva dell’entusiasmo che unisce i giovani nello sport. I cori dei due inni nazionali, le grida dei piccoli atleti, le coreografie dei balletti, il tifo e gli applausi del pubblico presente hanno fatto cadere le distanze tra Italia e Albania e per incanto i confini sulla carta geografica sono svaniti. I tornei, come ha auspicato Francesco Paolo Vitobello, tolgono i giovani dagli schermi e li mettono fianco a fianco. Negli spogliatoi, nel viaggio in pullman, dopo le partite nascono amicizie e si attenuano contrasti.
L’inizio di questo torneo, inoltre, per chi come me, era seduta sugli spalti del Palamennea, è stato un’occasione preziosa per conoscere storie e biografie che forse non avrei mai potuto leggere sui giornali. La giovane signora che, seduta accanto a me, scattava foto alle ragazze albanesi impegnate a ballare una loro danza popolare, è la mamma di Thomas Vito, un piccolo calciatore arrivato da Milano per giocare nella squadra albanese. Incuriosita le ho chiesto come mai suo figlio, italiano, dovesse giocare nella squadra albanese. Ne è seguito un racconto che ha evidenziato come i legami sportivi non solo non finiscono mai ma si trasmettono anche di padre in figlio.

La signora Esmeralda Puka, albanese, è arrivata all’età di 15 anni a Milano dove ha studiato e si è laureata in Economia all’università la Bicocca. Ora lavora come Private Banker nel Wealth and Private Banking di Unicredit. Si è sposata con il trinitapolese Andrea Minervino, cugino dell’omonimo titolare del forno Minervino, ed hanno avuto tre figli tra cui il piccolo giocatore di pallone. Il papà, da ragazzo, era stato allenato da Luca Vitobello, ex impiegato comunale e padre di Francesco. Il signor Luca, in ricordo dei vecchi tempi, ha chiesto al signor Andrea, residente a Milano con la famiglia, di far partecipare suo figlio ad un torneo dove l’Albania, patria di sua moglie, avrebbe giocato con L’Italia. Non se lo sono fatti ripetere due volte e, felice di ritornare nella città natale di papà Andrea, la famigliola in questi giorni prenderà parte a tutte le manifestazioni programmate dagli organizzatori e dal Comune di Trinitapoli.
Nardino Orfeo ripeteva spesso che “quando la palla passa da un piede all’altro, non passa solo un pallone. Passa un accento diverso, una storia diversa, un modo diverso di sognare. Sul campo da gioco i confini sulla carta geografica svaniscono per 90 minuti.”
Le squadre, il pubblico e le autorità presenti hanno dedicato a questo indimenticabile “formatore sportivo”, deceduto una settimana fa, due minuti di silenzio.
Viva lo sport!